Ti auguro che…
Ciao ,
buon 2025! 🎉
Oggi voglio raccontarti qualcosa di personale.
È una riflessione che mi ha colpito durante le feste, qualcosa che tocca quel terreno sottile e delicato delle relazioni, soprattutto con le persone che amiamo di più.
Per quanto io ami mio padre, da quando ho lasciato la sua azienda anni fa, ci vediamo molto meno.Le nostre strade si sono divise, e anche se ci vogliamo bene, a volte capita che certi incontri inizino un po’ freddi. Sai, quei momenti in cui ti ritrovi a tavola, si parla del più e del meno, ma sotto sotto avverti una distanza. Come se nessuno sapesse davvero da dove ricominciare.
Anche questo Natale è iniziato così. Saluti di rito, chiacchiere superficiali, una sensazione di normalità che però non riusciva a trasformarsi in qualcosa di vero. Abbiamo mangiato, parlato un po’, ma sembrava mancasse qualcosa.
Poi qualcuno ha proposto dei giochi in scatola. Dopo aver convinto tutti, abbiamo iniziato a giocare.
Passano pochi minuti, e tutto è cambiato.
Nel gioco, quella distanza si è sciolta. Le risate hanno preso il posto delle parole di circostanza, i corpi si sono rilassati, ci siamo lasciati andare. È stato come se quel momento di leggerezza ci permettesse di tornare a essere davvero noi stessi. Senza ruoli, senza maschere, solo presenza.
Il gioco, in fondo, ha questa capacità straordinaria.
Ci riporta a un tempo in cui non avevamo paura di ridere, in cui eravamo aperti all'altro, a sbagliare, a connetterci senza pensarci troppo.
Da bambini lo sappiamo fare benissimo. Poi cresciamo, e pian piano smettiamo.
Diventiamo seri, impegnati, sempre proiettati verso qualcosa da raggiungere.
"Giocare è infantile" pensiamo.
Eppure, forse è proprio il contrario. Il gioco ci ricorda l’importanza di fermarci, di prendere tempo per noi stessi e per chi amiamo, di lasciarci sorprendere. Non serve sempre uno scopo preciso. Non dobbiamo sempre dimostrare qualcosa. A volte basta esserci. A volte basta giocare.
Per questo, in questi primi giorni del 2025, voglio farti un augurio: gioca.
Gioca con chi ami.
Gioca con la vita.
Gioca anche con la tua fotografia.
Lasciati la libertà di esplorare senza aspettative, di sperimentare senza paura di sbagliare. Lascia andare la dimensione della performance ed entra in quella del gioco.
Perché il gioco, in fondo, è questo: una tregua dall’essere ciò che pensiamo di dover essere.
E ce la meritiamo.
Un abbraccio,
Michael
PS: Mi prendo un momento per parlarti del workshop “Per non fotografare l’anima”, che si terrà il 15-16 febbraio nel mio studio a Varese: Due giornate intense con persone che amano la fotografia, ma che, soprattutto hanno il desiderio di esplorare il legame tra fotografo e soggetto.
È un’esperienza che ti farà uscire dalla zona di comfort.
Non è il classico corso dove si insegnano la tecnica, gli schemi luce e arrivederci. No, qui si tratta di vivere il ritratto come un'esperienza. Ti inviterò a lasciarti sorprendere dal processo, a giocare, a sperimentare senza quella pressione del risultato perfetto.
Perché quando togli il bisogno di fare “la foto giusta”, spesso accade qualcosa di molto più potente: un’immagine che racconta davvero.
E nella scorsa edizione, abbiamo giocato, eccome se lo abbiamo fatto!
C'era chi saltava, chi urlava, chi rideva, chi si emozionava. E tutto all'interno di uno spazio sicuro, in cui tutti sono sullo stesso piano, danno e ricevono.
Sono nate connessioni autentiche e di conseguenza immagini che avevano un’energia unica. Ho raccolto quei momenti in un video che puoi vedere sulla pagina del workshop.
Se stai pensando di partecipare, questo è il momento. Alcuni posti sono già stati prenotati e domani inizierò la promozione ufficiale su tutti i miei canali.
Quindi, se senti che questo potrebbe essere il tuo momento, clicca qui prenota il tuo posto. Ci vediamo a Varese.