Il messaggio che mi ha cambiato la vita
23 marzo 2020
Sono le 8:40 del mattino, e io sono sul tappetino da yoga con mio cugino, che abita accanto a me. È un’abitudine che abbiamo preso da qualche giorno: un piccolo rituale che ci fa sentire un po' meno oppressi in questa forzata restrizione dovuta all'esplosione del Covid.
Mi trovo in una delle posizioni del Saluto al Sole, le braccia tese verso l’alto, quando il telefono vibra. Il video di yoga si interrompe, e leggo il messaggio. È di Settimio Benedusi.
Il respiro si ferma. Per un attimo tutto rimane sospeso: le gambe ancora tese, le braccia ancora in alto. Rileggo.
Non ci credo.
Oliviero Toscani, il maestro, vuole un’intervista con me?
Era passata solo una settimana dall'inizio di "Convivium", il mio progetto di interviste con fotografi contemporanei. Settimio era stato l’ospite del giorno prima, e mai avrei immaginato che da lì sarei arrivato a Toscani.
L’intera giornata trascorre con una strana sensazione di gioia mista a paura.
Poi, la sera, apro Instagram. Toscani è in live con Settimio. Mi fermo ad ascoltare, incuriosito.
Proprio in quel momento, sento le sue parole: “Ho visto stamattina un video di un canale YouTube, ‘Aspiranti Fotografi’. Parlava di pose fotografiche. Questi aspiranti fotografi dovrebbero aspirare gli acidi dei rullini, non a fare video sulle pose perfette per modelle.”
Rimango immobile, quasi paralizzato.
Capisco che non sarà un'intervista come tutte le altre.
Quando arriva il giorno della live, sono però stranamente sereno, sto andando al patibolo ma con il sorriso.
Accendo la videocamera e il mio pc è leggermente spostato, il che fa sì che il mio sguardo in video sia girato di lato.
La prima cosa che mi dice Toscani è: "Sposta il pc. Se parli con me, guardami negli occhi."
Ancora prima di iniziare, capisco la direzione della discussione. Bene.
Inizia la live.
So che se facessi finta di niente, se provassi a tergiversare, sarebbe solo peggio.
Decido quindi di prendere il toro per le corna e, dopo 46 secondi, dico: “Toscani, l’altro giorno ho sentito che su Instagram ha speso parole di elogio nei confronti di Aspiranti Fotografi.”, dico sorridendo, pronto a ciò che mi aspetta.
Ho acceso la miccia.
Durante le due ore della nostra prima intervista, Toscani mi ha provocato, criticato e ha smontato ogni mio pensiero sulla fotografia. Lo ha fatto con una forza e una lucidità spiazzanti, mettendomi alla prova come mai era successo prima.
Quando l’intervista si è conclusa, mi sono sentito scosso e frastornato, ma anche arricchito e lucido.
Era come se mi avesse tolto certezze superflue, lasciando spazio a nuove riflessioni.
Per giorni, ho ripensato a quelle parole, rianalizzandole e lasciandole sedimentare.
Qualche settimana dopo, ho deciso di proporre una seconda intervista. Lui ha accettato.
Questa volta il tono però era diverso: più pacato, profondo, meno polemico. Durante quella conversazione, tutto il suo pensiero profondo, la sua cultura sterminata e il suo amore autentico per la fotografia mi hanno travolto.
Ho capito che Toscani non è semplicemente un fotografo. Prima di tutto, è un filosofo, un politico, un pensatore.
Nessuno può diventare ciò che Toscani è stato per il mondo senza avere una posizione precisa sulle cose.
La sua audacia nel sovvertire le convenzioni, il suo impegno nel denunciare le ingiustizie e la capacità di demolire i cliché con immagini dirompenti e provocatorie sono ciò che lo hanno reso unico.
Non c'è scelta. Devi prendere una posizione e devi avere la forza di urlarla davanti al mondo.
Questo è quello che fa un artista.
Non significa essere infallibili, anzi: accettare i propri errori è una parte fondamentale del processo. Tuttavia, credere nel nostro istinto, nella nostra sensibilità, è indispensabile.
Cinque anni dopo quelle interviste, sono sempre più convinto che le ore che mi ha dedicato siano state un gesto raro e sincero di generosità.
A modo suo, con la sua energia e il suo vigore, voleva ricordarmi — e ricordarci — che la fotografia non può essere superficiale... è uno spreco.
Perché la fotografia è un mezzo straordinario. Può cambiare il modo in cui le persone vedono il mondo. Può far riflettere, provocare, ispirare.
Altrimenti, senza impegno e pensiero, ogni immagine diventa solo facile e comoda.
E, come mi disse durante l’intervista: “Tutto ciò che è facile e comodo è quasi sempre stupido.”
Un abbraccio,
Michael