La trappola nel ritratto

Ciao ,

Sono appena rientrato dal mio workshop di ritratto "Per non fotografare l'anima", e mentre sono qui, distrutto sul divano, non posso fare a meno di riflettere su quanto siano stati intensi questi due giorni.

Avevo promesso un’esperienza profonda, e così è stato.

Tra le tante cose emerse dal mio ultimo workshop di ritratto, una si è fatta ancora più chiara: il segreto per un buon ritratto è dimenticarsi di doverlo fare.

Lasciami spiegare meglio. Spesso ci approcciamo al ritratto con l’idea di dover "fare la bella foto". Ma questa mentalità ci incatena. È un po’ come andare al mare solo per poter dire di esserci stati. Il vero motivo dovrebbe essere per vivere l’esperienza: godersi il sole, il mare, la compagnia, e tornare a casa arricchiti da quei momenti.

Allo stesso modo, nel ritratto, il focus non dovrebbe essere la foto in sé, ma la connessione che crei con il soggetto.

Prendersi cura di lui è tutto ciò che conta.

Quando questa connessione nasce, la fotografia segue naturalmente.

E tutto parte da un’osservazione profonda.

Osservare davvero il soggetto, con tutta la tua attenzione, ti permette di costruire un legame che va oltre l’immagine, rendendo il ritratto vivo e intimo.

Sembra semplice, ma richiede una totale presenza, e questo lo rende complicato.

Spesso infatti ci lasciamo distrarre dall’ansia di non sapere cosa fare o dal timore di non ottenere "la foto perfetta". E così ci perdiamo nei labirinti delle nostre insicurezze, pensando solo a noi, alla figura che faremo se non avremo la foto, all’imbarazzo che proveremo se dovessimo fallire. E questo ci allontana dalla connessione.

Il risultato? Fotografie superficiali che non sfruttano il nostro potenziale né quello del soggetto.

Se invece pensiamo di darci completamente al soggetto, donandogli tutta la nostra attenzione, osservandolo davvero, questa connessione è la porta di ingresso per esperienze meravigliose.

E durante il Workshop è successo più volte!

Un ragazzo pacato si è trasformato, tirando fuori una forza e uno sguardo da supereroe che ha stupito tutti. Un’altra ragazza, all'inizio timida, ha iniziato a saltare e urlare, trascinata dalla musica e dall'energia del fotografo. E ad un certo punto, c’è stata addirittura una "battaglia" tra due partecipanti, a suon di rap sul set!

Queste cose non sarebbero mai accadute inseguendo solo la perfezione estetica.

Il vero ritratto accade quando lasci andare le aspettative e ti immergi completamente nella relazione con il soggetto. Perché il soggetto si apre tanto quanto tu sei disposto ad aprirti a lui.

E quando il fotografo si abbandona a questa idea il ritratto diventa una finestra sul mondo interiore del fotografo, del soggetto, e di chi osserva.

Ogni volta mi stupisce.

Un abbraccio, Michael

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